Batteria difettosa, posso restituire l’elettrica? Un caso tedesco potrebbe fare scuola


Data inizio: 04-11-2026 - Data Fine: 04-01-2027


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Per le elettriche si apre un nuovo fronte, in aggiunta alle carenze produttive e ai problemi di redditività. In Germania, il Tribunale regionale di Offenburg, nel Land del Baden-Württemberg, ha infatti aperto alla possibilità di annullare l'acquisto di un'elettrica, prendendo a riferimento le recenti normative comunitarie sulla sicurezza dei prodotti: per ora si tratta di un parere, ma se questa posizione dovesse tradursi in una sentenza giuridicamente vincolante potrebbe trasformarsi in un "caso di scuola" in tutta Europa. Con conseguenze potenzialmente rilevanti non solo per gli automobilisti, ma anche per i costruttori.

Il caso tedesco e il regolamento Ue

Il procedimento è stato promosso dal proprietario di una Cupra Born interessata da un richiamo. La campagna è stata avviata lo scorso marzo e riguarda circa 100 mila elettriche del gruppo Volkswagen (sono interessate anche ID.3, ID.4, ID.5, ID.Buzz e ID.Buzz Cargo), che potrebbero essere dotate di un pacco batteria potenzialmente difettoso: alcuni moduli potrebbero subire una riduzione dell'efficienza e quindi dell'autonomia e, in casi estremi, potrebbero anche incendiarsi.

Il ricorrente ha quindi chiesto l'annullamento dell'acquisto della sua vettura e ha presentato ricorso presso il Tribunale regionale di Offenburg contro il concessionario e contro l'azienda produttrice, ossia Seat. Il 16 ottobre scorso, la corte ha quindi ordinato l'annullamento citando esplicitamente l'articolo 37 del Regolamento UE 2023/988, in merito a potenziali azioni legali contro la Casa catalana.

Il dispositivo disciplina le misure correttive a carico delle aziende in caso di richiamo di prodotti. Le aziende responsabili devono garantire ai consumatori interessati una soluzione gratuita e tempestiva e consentire una scelta tra la riparazione del prodotto, la sua sostituzione con un prodotto equivalente e sicuro oppure il rimborso del prezzo di acquisto. Quest'ultima ipotesi è espressamente prevista nel caso in cui la riparazione o la sostituzione non possano essere effettuate entro un termine ragionevole e senza arrecare notevoli disagi ai consumatori.

Auto elettriche richiamate: ancora nessun diritto automatico al rimborso

Ovviamente, una disposizione del genere rischia di diventare rilevante anche per i proprietari di veicoli elettrici, in particolare nel caso in cui un problema alla batteria non possa essere risolto tempestivamente e in modo definitivo. Tuttavia, vanno chiariti diversi aspetti, a partire dall'ambito di applicazione del regolamento. La questione giuridica è se l'articolo 37 si applichi o meno ai veicoli più vecchi e alla fattispecie dei richiami e, ovviamente, in quale misura.

Detto questo, bisogna essere chiari su un aspetto: il tribunale non ha ancora emesso una sentenza, ma solo un'ordinanza corredata da un parere giuridico preliminare. Tutte le parti in causa hanno tempo fino al 6 novembre prossimo per presentare le loro opposizioni.

Per lo studio legale specializzato nella tutela dei consumatori Dr. Stoll & Sauer, il procedimento potrebbe diventare un caso di scuola, a condizione che il Tribunale di Offenburg emetta una sentenza. A tal proposito, lo studio cita tre sentenze di primo grado favorevoli ai proprietari di auto a batteria oggetto di richiami per accumulatori difettosi, ma non ancora vincolanti per un motivo o per un altro.

La prima sentenza, in contumacia, è del 27 luglio scorso: il Tribunale regionale di Regensburg ha disposto la restituzione di una Ford Kuga e il rimborso del prezzo di acquisto al netto dei costi di utilizzo. Il procedimento è comunque ancora in corso: Ford ha presentato ricorso. Pochi giorni dopo, ossia il 30 luglio, il Tribunale regionale di Stoccarda ha annullato l'acquisto di una Mercedes EQA a causa del rischio di incendio. Infine, il 4 settembre, il Tribunale regionale di Dortmund ha disposto l'annullamento della vendita di una Mercedes EQA 250+ a fronte del pagamento di 37.843,35 euro.

Tuttavia, ciò non autorizza automaticamente ogni proprietario di un veicolo elettrico oggetto di richiamo per la batteria a restituire la propria auto. I fattori decisivi rimangono la specificità del rischio, l'applicabilità del regolamento UE e le misure correttive offerte dal produttore. La rescissione del contratto di acquisto del veicolo diventerà la prassi solo se si dimostrerà l'incapacità del costruttore interessato di porre rimedio al difetto entro un termine ragionevole.

Batterie difettose, un possibile caso scuola anche in Italia

Dello stesso avviso è l'avvocato Silvia Doria, partner dello studio De Berti Jacchia. "I giudici italiani guardano sempre più oltre confine e non solo alle decisioni della corte di giustizia, ma anche alle decisioni assunte dai tribunali locali europei nell'applicazione dei Regolamenti. La vicenda tedesca, quindi, potrebbe certamente diventare un caso scuola". Tuttavia, ciò "non significa che qualsiasi richiamo di una batteria dia automaticamente diritto a ottenere dal produttore l'intero prezzo dell'auto o la sua sostituzione: andranno verificati il prodotto effettivamente oggetto del richiamo, i rimedi offerti e la loro concreta efficacia".

Per la legale, una cosa è certa: "Sicuramente per le case automobilistiche il possibile impatto economico dei problemi generati dalle batterie difettose potrebbe andare ben oltre il costo della riparazione. Se ne ricorrono i presupposti, ai costi dei richiami possono aggiungersi sostituzioni, rimborsi e rivalse lungo la filiera. In termini prospettici, ciò aumenterebbe l'esposizione finanziaria soprattutto quando la soluzione tecnica tarda o non risolve stabilmente il problema, con un conseguente incremento del contenzioso, anche mediante azioni di classe o rappresentative. Quindi con una portata, anche mediatica, decisamente importante".




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