Si chiama Anima e completa un progetto di tre automobili, ciascuna con una personalità diversa. Al Concours at Wynn Las Vegas, Pagani ha presentato in anteprima mondiale l'ultima Huayra 70, riunendo per la prima volta il trittico. Ad accompagnarlo, altre quaranta hypercar di San Cesario annunciate dalla Casa: un incontro fra costruttore e proprietari che conferma il ruolo del concorso del Nevada anche come luogo di condivisione della passione.
Le tre Huayra appartengono al programma Grandi Complicazioni, dedicato ai progetti più esclusivi dell'atelier. Il nome richiama l'alta orologeria; Horacio Pagani sceglie invece un'immagine sartoriale: "Prima di tutto cerchiamo di creare un vestito su misura per il cliente". Simili sul piano tecnico, le vetture differiscono nell'interpretazione. Ciascun committente ha contribuito con le proprie idee e il proprio gusto.
Quanto spazio resta al piacere di guidare? "Facciamo 70 macchine all'anno, quindi abbiamo la possibilità di dialogare molto con i nostri clienti". C'è chi cerca un carattere più spigoloso e chi desidera confort anche sulle lunghe distanze. La messa a punto tiene conto di queste preferenze, entro i parametri di omologazione e sicurezza.
Poi arrivano gli esempi: un appassionato presente al Wynn ha percorso circa centomila chilometri con una Huayra Roadster. Un altro proprietario europeo è arrivato a centotrentamila e, racconta Horacio, ne avrebbe già percorsi circa trentamila con la Utopia. "Non sono degli oggetti da tenere solo nel garage", ci spiega con un sorriso. "Sono macchine da guidare, da usare". Prima della presentazione della hypercar nel 2011, ricorda, lo sviluppo aveva già comportato un milione di chilometri di prove: un impegno notevole per un piccolo costruttore.
Quando gli chiediamo quale sogno non abbia ancora assunto la forma di un'automobile, Horacio parla di una casa alla quale sta lavorando, realizzata in buona parte con la stampa 3D. Anche un progetto lontano dall'auto può offrire idee da riportare nell'atelier. "L'idea è continuare a imparare".
Sul green del Wynn rimane questa immagine: un progettista ancora curioso e persone che contribuiscono a dare carattere alle sue creazioni. Poi ci sono le chiavi. E centomila chilometri da mettere in programma.