Le auto dei Papi: quasi un secolo di Mercedes-Benz


Data inizio: 29-10-2026 - Data Fine: 29-12-2026


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Un'automobile può essere molto più di un mezzo di trasporto. Può diventare un luogo d'incontro, un ponte tra chi è a bordo e chi aspetta lungo la strada. È proprio quello che succede con la Papamobile: una vettura che, nel corso dei decenni, ha permesso al Pontefice di avvicinarsi ai fedeli, salutarli e benedirli, trasformando ogni spostamento in un'occasione di contatto diretto, che per alcuni diventa fonte di speranza.

Una storia che Mercedes-Benz accompagna da quasi un secolo e che oggi viene celebrata con una mostra ai Musei Vaticani. Dopo l'udienza con il Santo Padre, l'esposizione è stata inaugurata alla presenza di Marcus Breitschwerdt, CEO di Mercedes-Benz Heritage, e di Marc Langenbrinck, presidente di Mercedes-Benz Italia. La mostra Un secolo di Papamobile ripercorre le tappe principali di questo legame, nato nel 1930.

Naturalmente, le Papamobili sono state molte altre, anche in funzione dei viaggi e delle esigenze dei diversi Pontefici. Una su tutte, la Fiat Nuova Campagnola, tristemente legata all'attentato a Giovanni Paolo II del 1981. Ma il rapporto tra la Casa di Stoccarda e il Vaticano è ormai quasi secolare ed è difficile immaginare una Papamobile con un logo diverso dalla Stella a tre punte.

La prima Mercedes-Benz del Papa

Nel 1930 arrivò la prima Mercedes-Benz destinata al servizio pontificio: una Nürburg 460, donata a Pio XI. La sontuosa limousine, appartenente alla famiglia W 08, era mossa da un otto cilindri in linea di 4,6 litri e rappresentava quanto di più raffinato la Casa tedesca potesse offrire all'epoca.

Il progetto della Nürburg, tra l'altro, porta la firma di un certo Ferdinand Porsche, allora direttore tecnico della Daimler-Benz. Per il servizio pontificio, l'auto venne modificata soprattutto nell'abitacolo, con un sedile singolo riservato al Pontefice, rivestito in pregiato broccato di seta, oltre a legni e metalli pregiati.

Non mancavano soluzioni particolari, come un sistema di comunicazione elettrico tra il vano posteriore e il conducente.

Le Papamobili degli anni '60

Negli anni della cultura hippie, il parco auto vaticano si arricchì di diverse limousine, tutte accomunate dalla configurazione Landaulet, con la parte posteriore del tetto apribile per consentire al Pontefice di mostrarsi ai fedeli.

La prima Mercedes-Benz di questa nuova stagione fu la 300 d Pullman Landaulet del 1960, consegnata a Giovanni XXIII. Rispetto al modello di serie aveva un passo allungato e finestrini posteriori completamente rimovibili. Le portiere posteriori azionavano automaticamente i predellini, mentre il sedile del Papa, collocato al centro, era regolabile elettricamente.

Nel 1965 fu la volta della 600 Pullman Landaulet, presentata a Paolo VI. La grande ammiraglia di rappresentanza venne adattata alle esigenze del Vaticano con portiere posteriori allungate, tetto rialzato nella parte posteriore e un sedile singolo regolabile individualmente. A bordo non mancavano il sistema di raffreddamento dell'abitacolo e un interfono per comunicare con l'autista.

Nel 1967 la collezione si arricchì di un'altra limousine, la 300 SEL Pullman. Anche in questo caso, la vettura fu allungata di ben 65 centimetri rispetto al modello di serie per agevolare l'ingresso e venne utilizzata prevalentemente per trasportare gli ospiti di alto rango del Vaticano.

La Papamobile moderna

La svolta arrivò nel 1980, in occasione della visita di Giovanni Paolo II in Germania. Per l'evento fu realizzata una 230 G con una caratteristica destinata a cambiare per sempre il concetto di Papamobile: una grande cupola trasparente nella parte posteriore.

L'idea era semplice, ma efficace: proteggere il Pontefice dalla pioggia e dagli altri agenti atmosferici, garantendo allo stesso tempo la massima visibilità durante le apparizioni pubbliche. La posizione di seduta rialzata, la verniciatura madreperlata, i dettagli dorati e gli interni bianchi fecero il resto, contribuendo a rendere la vettura immediatamente riconoscibile.

La Geländewagen si impose così nell'immaginario collettivo come la Papamobile per eccellenza, ma la tradizione delle grandi limousine non scomparve. Nel 1997 fu consegnata al Vaticano una S 500 W 140 a passo lungo, ancora una volta in configurazione Landaulet. Dotata di capote elettroidraulica e di un ampio sedile singolo posteriore, rappresentava un'interpretazione più classica dell'auto pontificia, destinata a convivere con i fuoristrada a cupola trasparente.

L'epoca delle SUV

Con l'avvento della Classe M, nel 2002 il parco auto della Santa Sede si arricchì di una ML 430 preparata ad hoc, che trasferiva sulla SUV il concetto di Papamobile inaugurato dalla Classe G.

La prima apparizione ufficiale della nuova ML avvenne in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù del 2002, a Toronto, con Giovanni Paolo II a bordo. Nel dicembre del 2012 fu poi consegnata al Vaticano una nuova Papamobile su base ML 500, realizzata per Benedetto XVI. La parte posteriore trasparente diventò più ampia, per agevolare l'accesso e migliorare ulteriormente la visibilità del Pontefice.

La storia, naturalmente, non si è fermata qui: dal 2024 il Vaticano dispone anche di una Mercedes-Benz G 580 completamente elettrica. Per quanto quest'ultima non sia esposta, rimane un segno di come anche un veicolo dal significato così particolare sia chiamato a confrontarsi con le trasformazioni della mobilità.

Otto auto, una storia

Dalle prime limousine ai fuoristrada, ogni modello riflette un diverso modo d'interpretare il servizio pontificio, seguendo i cambiamenti tecnologici e le esigenze dei Pontefici.

Accanto alle otto vetture pontificie sono esposte anche la Benz Patent-Motorwagen del 1886, considerata la prima automobile della storia, e una Classe S contemporanea: un confronto tra le origini dell'automobile e la sua evoluzione più recente.

L'esposizione sarà visitabile fino al 31 gennaio 2027 nel padiglione dedicato, allestito nella splendida cornice del Giardino Quadrato dei Musei Vaticani, vicino alla Galleria delle Carrozze.

Un'occasione per osservare da vicino automobili nate per un compito molto particolare, nelle quali il valore simbolico conta almeno quanto quello tecnico.




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