Bollo, superbollo e auto aziendali: cosa può cambiare con la Manovra 2027


Data inizio: 24-10-2026 - Data Fine: 24-12-2026


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Bollo, superbollo e deducibilità delle auto aziendali. Questi i tre dossier sull'auto aperti al ministero dell'Economia in vista della presentazione del disegno di legge di bilancio, attesa immediatamente dopo il 9 novembre, al termine del confronto europeo sulla clausola nazionale di salvaguardia per le spese energetiche e per la difesa. Premesso che in uno scenario di tensioni sui titoli di Stato, il famoso spread BTP-Bund, e di caro gasolio, le risorse per l'auto rischiano di essere particolarmente limitate, vediamo cosa potrebbe contenere quella che comunemente viene definita “manovra”.

Bollo auto 2027: l'esenzione fino a 80 kW potrebbe diventare permanente

Il primo dossier riguarda il bollo. L'esenzione per il 2027 è già prevista dal decreto-legge 162 del 17 settembre, ancora all'esame del Parlamento per la conversione. Ne beneficeranno le persone fisiche per un solo veicolo regolarmente assicurato: un'autovettura a benzina o gasolio, anche ibrida, di potenza non superiore a 80 kW oppure, in assenza di un'auto agevolabile, un motociclo o ciclomotore. Per ora, il beneficio riguarda le scadenze ordinarie di pagamento comprese nel 2027. Ma il governo ha annunciato l'intenzione di rendere permanente l'esenzione. Un problema, visto che la misura costa allo Stato circa 2,36 miliardi di euro all'anno.

Superbollo auto: la “limatura” è quasi certa

Il secondo dossier riguarda il superbollo, l'addizionale erariale sulle auto con potenza superiore a 185 kW. Durante la conferenza stampa del 16 settembre a Palazzo Chigi, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ne ha annunciato una “limatura”. Tramontata l'abolizione, le ipotesi sul tavolo del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sarebbero tre: 

  • innalzare la soglia di potenza, eventualmente riportandola ai 225 kW del 2011; 

  • ridurre gli importi, oggi pari, a 20 euro/kW per i primi cinque anni dalla data di produzione dell'auto, ridotti dopo cinque, dieci, quindici e vent'anni rispettivamente a 12, 6, 3 e 0 euro/kW.

  • abbreviare i periodi quinquennali al termine dei quali la tassa si riduce.

Tutto dipenderà da quanto gettito il governo deciderà di sacrificare (ricordiamo che nel 2025 il superbollo ha portato nelle casse del ministero dell'Economia oltre 326 milioni di euro, il 16% in più rispetto al 2024).

Auto aziendali: improbabile l'aumento della deducibilità

Il terzo capitolo riguarda il trattamento fiscale delle auto aziendali. Le quattro principali associazioni di settore, Anfia, Aniasa, Motus-E e Unrae, hanno sottoposto al governo una proposta per aumentare il limite di costo riconosciuto fiscalmente alle vetture aziendali non assegnate a uso promiscuo, fermo dalla fine degli anni 90 del secolo scorso a 18.075 euro (i vecchi 35 milioni di lire), portandolo a 26 mila e differenziando la deducibilità in base all'alimentazione: per le auto in pool, dal 20% attuale al 30-40% per le plug-in hybrid e al 60% per le elettriche; per quelle concesse in uso promiscuo ai dipendenti, dal 70% al 73-77% per le plug-in e al 90% per le elettriche. Secondo le associazioni, la revisione di massimali e percentuali costerebbe circa 515 milioni di euro, ma favorirebbe il rinnovo delle flotte con effetti positivi sull'Iva e sulla qualità del circolante. Su questa ipotesi, però, grava il veto di Federauto, la sempre più potente associazione dei concessionari che nel 2026 si è sfilata dal fronte unitario Automotive annunciato tredici mesi fa, il 26 settembre 2025, al Salone dell'auto di Torino.


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