La BMW X5 che mi trovo davanti oggi, la G65, è altrettanto sorprendente ma per un motivo diverso: fa infatti specie, nel 2026, vedere un modello con una gamma propulsori talmente vasta ed eterogenea: 6 cilindri a benzina, diesel e plug-in, elettrica pura, persino fuel cell a idrogeno. Mancano solo i razzi a gas compresso, ce ne faremo una ragione, ma è indubbio che la X5 di quinta generazione rappresenti la massima espressione di ciò che ogni prodotto dovrebbe offrire ai consumatori: una libera e ampia scelta di propulsioni, che possa rispondere a qualsiasi esigenza, senza limitazioni o imposizioni ideologiche.
Me la trovo davanti imponente e muscolosa, accovacciata sulle sue grandi ruote da 22 pollici, con quel minaccioso sguardo segnato dalle X a LED che caratterizzano il frontale. Salire a bordo richiede invece un gesto così armonioso che è quasi in contrasto con la forte presenza scenica della X5: basta accarezzare col dito la linguetta nella parte superiore della portiera, per vederla aprirsi con grazia, con le fiancate fin troppo pulite proprio per l'assenza di maniglie vere e proprie.
Dentro, come fuori, si parla la lingua della Neue Klasse, anche se non è basata su quella piattaforma prendendone però tantissimi spunti tecnologici. Chi ha già visto o provato una iX3 ne sa qualcosa. Il livello di digitalizzazione è estremo (qui debutta pure un display per il passeggero, 1.500 euro, ormai immancabile), ma BMW ha il pregio di rendere serena la convivenza con gli schermi e le loro innumerevoli funzioni, meglio di molti altri marchi. Il microcosmo digitale, che approcci ancor prima di salire a bordo con una delle app per smartphone meglio strutturate, prosegue a bordo con un infotainment che si lascia usare con facilità sin da subito.
Su tutti, apprezzo particolarmente il cosiddetto Panoramic Vision, ossia la fascia inferiore del parabrezza dove vengono riportate numerose informazioni: ha il pregio di essere ottimamente visibile senza mai dover alterare l'asse della propria visuale, non è fastidioso come un head-up display e puoi scegliere tu cosa vedere e dove. Pregevoli, in tutto questo, anche le finiture e i materiali impiegati in abitacolo; c'è persino l'ardesia, nella porzione di tunnel che ingloba i comandi per la marcia, per un tocco di home design in più. Mentre in favore della praticità, da segnalare i numerosi anelli Qi2, o MagSafe, per fissare gli smartphone: uno davanti nello slot della ricarica wireless, due dietro gli schienali dei sedili anteriori per di più ruotabili.
Il piacere più grande, però, è premere il tasto d'avviamento e udire, rarità ormai, il suono di un 6 cilindri. L'ultima evoluzione dello “straight six” di Monaco, il 3 litri sovralimentato della X5 40 xDrive, eroga ora 400 cavalli e 580 Nm cui si aggiungono, al bisogno, i 18 CV e 200 Nm che arrivano dal sistema mild hybrid a 48 volt. Suono ed erogazione vellutati, elasticità da vendere, piuttosto allegro nella parte alta del contagiri e un'interazione, con gli otto rapporti del cambio automatico, pressoché perfetta. Un powertrain coi fiocchi non intimorito dai quasi 24 quintali di massa della X5: lo 0-100 si compie in 5,3 secondi.
Il confort spicca su tutto e capisci subito che è la miglior dote della X5: insonorizzazione molto curata, sebbene gli specchi retrovisori producano qualche fruscio in velocità, e un eccellente lavoro da parte del comparto sospensivo. Lo schema di base aiuta, con i quadrilateri anteriori e il multilink a cinque leve dietro, ma l'apporto maggiore arriva dalle opzionali molle pneumatiche, che si portano dietro anche il retrotreno sterzante. Anche viaggiando in modalità Sport, dove i movimenti del corpo vettura vengono contenuti maggiormente, lo smorzamento resta di livello.