New York, molo di Queens, con lo skyline di Manhattan a fare da cornice: qui, nel 1954, sono state scattate alcune tra le più iconiche foto promozionali del prototipo della Porsche 550 Spyder.
Nel 2026, la Casa di Zuffenhausen svela la Mission S, una concept che anticipa la prossima supercar a motore centrale di Porsche, destinata a posizionarsi sopra la 911. Un progetto che rientra nel "riallineamento strategico" Sportwagenschmiede '35, e che presenta linee e soluzioni tecniche destinate a plasmare le sportive tedesche dei prossimi anni.
Le icone Porsche in un modello
Sotto la direzione di
Tobias Sühlmann, nuovo responsabile del
Centro Stile Porsche, la Mission S è
un'orchestra di citazioni dei modelli che hanno fatto la storia del marchio: i fari tondeggianti e i parafanghi a siluro richiamano la
911. La sezione anteriore è un
puro richiamo al mondo del motorsport: la bocca inferiore sul paraurti anteriore e il cofano schiacciato ricordano la
911 GT1, mentre i passaruota prominenti rimandano alla
Porsche 919 Street (rimasta allo stadio di prototipo). Le linee di taglio omaggiano invece la
Serie G, mentre la linea del tetto che fluisce verso la coda sotto l'ala attiva riprende la 959. La coda porta nel futuro il retrotreno della 918 Spider spostando i terminali di scarico sovrapposti nella zona inferiore. E a completare l'insieme c'è l'ala posteriore attiva e il sistema di raffreddamento, ispirato alla ventola della 917. Abitacolo purista
Gli interni segnano un deciso ritorno alla
purezza della guida, prendendo spunto dall'essenzialità (e anche dalla 550 Spyder). La posizione di guida è a
pochi centimetri da terra, e la plancia elimina la proliferazione di
schermi digitali superflui: non vi è alcun display centrale fisso, né quello dedicato al passeggero. Al loro posto un supporto a scomparsa con tecnologia
MagSafe per smartphone, gestito dall'app proprietaria Porsche per
navigazione e infotainment. Dietro al volante si ritrova la classica impostazione a
cinque elementi circolari, con al centro il contagiri digitale con lancetta analogica che modifica la grafica e si avvicina al pilota in base alla modalità di guida selezionata. E per i puristi del marchio: niente tasto d'accensione ma blocchetto d'avviamento a sinistra con chiave e il cronometro Sport Chrono ibrido al centro della plancia. I colori degli interni sono un altro omaggio al mondo delle corse, con le diverse colorazioni (bianco, dettagli rossi, cromo scuro e nero) sviluppate appositamente per la Mission S. Motore ancora da scoprire
Il vero pilastro ingegneristico della Mission S risiede nell'architettura a motore centrale, una configurazione meccanica che consentirà una migliore gestione dell'aerodinamica e del raffreddamento della prossima supercar Porsche. La Casa tedesca conferma che questa vettura-laboratorio rappresenta la base per una piattaforma flessibile ad altissime prestazioni, pensata per trasferire la tecnologia del motorsport sulle vetture stradali di serie.
Magari il V8 biturbo della Porsche 963 LMDh da 4.6 litri "domato" per la strada, oppure una più romantica soluzione con 8 cilindri boxer (vista quest'anno al Festival of Speed di Goodwood su RUF). Sul motore, però, le bocche a Zuffenhausen sono ancora cucite.