Auto, Francia e Germania si accordano: le proposte su CO2, ibride plug-in e biofuel


Data inizio: 16-10-2026 - Data Fine: 16-12-2026


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Francia e Germania hanno trovato un accordo per una posizione comune su alcuni importanti dossier per il mondo dell'auto.

L'intesa, anticipata nei giorni scorsi dalla stampa tedesca e, in parte, dal presidente francese, Emmanuel Macron, è di particolare importanza perché potrebbe finalmente sbloccare il processo di approvazione di alcuni regolamenti da tempo impantanati nei meandri dei vari organismi comunitari.

È il caso della revisione delle legislazioni sui target di emissioni, del Pacchetto Automotive o dell'Industrial Accelerator Act con il suo principio del trattamento preferenziale da accordare alle produzioni europee (il cosiddetto "Made in Europe").

Vediamo dunque quali sono le proposte, con un'avvertenza. I prossimi paragrafi riguardano le proposte per il Pacchetto Automotive, mentre tutto ciò che riguarda il Made in Europe sarà approfondito in un pezzo a parte perché ci sono alcuni passaggi estremamente tecnici che non possono essere trascurati.

L'obiettivo per la CO2 al 2035: 90% senza condizioni

Le due cancellerie partono da un presupposto: sostengono sì l'obiettivo della Commissione europea di accelerare la trasformazione dell'industria automobilistica europea, ma ritengono che, alla luce dei "significativi cambiamenti tecnologici, economici e geopolitici intervenuti" negli ultimi anni, sia necessario un "migliore equilibrio tra obiettivi climatici, competitività industriale, sviluppo tecnologico e rafforzamento della creazione di valore in Europa".

Pertanto, viene proposto "un pacchetto negoziale equilibrato, che coniughi obiettivi ambiziosi di riduzione della CO2 con una maggiore flessibilità e incentivi mirati a favore della creazione di valore in Europa". In particolare, sul fronte del target per il taglio delle emissioni, si propone di passare dal 100% al 90% senza però ricorrere ai meccanismi di compensazione proposti da Bruxelles per il restante 10%, ossia il ricorso ad acciaio verde e carburanti rinnovabili.

Un nuovo meccanismo di compliance per il 2030-2031

Ovviamente, quando si parla di emissioni deve essere affrontata la questione delle multe. Berlino e Parigi credono sia necessaria una "maggiore flessibilità" per far fronte a shock esterni ed evitare "sanzioni sproporzionate" e propongono l'introduzione di un ulteriore meccanismo di compliance per il 2030-2031 e di un sistema di accumulo ("banking") per i crediti ambientali generati esclusivamente nel 2029 (non dovrebbero superare i 7 g di CO2/km per ciascun costruttore).

Confermare l'Utility Factor per le PHEV fino al 2030

Viene poi richiesto di confermare l'attuale "Utility Factor" per i veicoli plug-in hybrid fino al 1° gennaio 2030, ma limitandolo ai modelli con un'autonomia elettrica minima di 80 km. Inoltre, per i veicoli utilizzati senza ricarica su una distanza di 750 km, dovrebbe essere consentita una riduzione della potenza, a condizione di non comprometterne la sicurezza. Dal 2030 in poi, il fattore dovrebbe essere aggiornato annualmente sulla base dei dati reali osservati nell'anno precedente ed essere successivamente incluso nel calcolo delle emissioni della flotta dei costruttori. C'è poi un passaggio sui veicoli alimentati esclusivamente con combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, con la proposta di creare un'apposita categoria di omologazione con relativi requisiti tecnici, meccanismi di controllo, sanzioni, nonché "garanzie che assicurino l'impossibilità di utilizzare altri tipi di combustibili". Inoltre, tali carburanti dovranno essere prodotti solo in Europa. A tal fine, si ritiene necessario "prevedere incentivi nella relativa normativa".


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