Dunque, per la prima volta in oltre quarant'anni, la Casa tedesca si appresta ad avviare la vendita in Europa della Serie 3 senza motori diesel in gamma. Attenzione, anche la prima generazione, la E21 del 1975, non era dotata di propulsori a gasolio, ma all'epoca si trattava di un sistema di alimentazione ancora poco diffuso (era limitato sostanzialmente ai camion e ad alcune ammiraglie più che altro di rappresentanza) e tecnologicamente arretrato, quantomeno rispetto alle evoluzioni successive.
Una prima svolta avviene nel 1979, quando arriva sul mercato la prima auto di serie al mondo dotata di un motore diesel con turbocompressore: la Peugeot 604 D Turbo sdogana il concetto di motore lento e pesante. La seconda arriva nell'ultimo decennio del secolo scorso ed è merito del centro ricerche Fiat: si tratta del common rail, apparso per la prima volta nel 1997 sulle Alfa Romeo 156 1.9 e 2.4 JTD.
BMW inizia a montare motori diesel sulla Serie 3 già nel 1985, quando arriva la E30. Da allora ogni generazione ha offerto una variante a gasolio. Oggi, invece, la Casa ha confermato a diverse testate tedesche la decisione di offrire l'ottava generazione esclusivamente con motori a benzina. La gamma dei propulsori parte dai quattro cilindri 318 e 320 e sarà presto arricchita da un sei cilindri ad alte prestazioni per la versione M350 xDrive e da una variante ibrida plug-in. Le stesse motorizzazioni saranno poi riproposte sull'allestimento Touring: la produzione non è stata ancora confermata, ma è difficile pensare che la BMW decida di abbandonare una tipologia di carrozzeria che ancora garantisce volumi di vendita di tutto rispetto.
In altre parole, spariscono dalla gamma BMW badge (318d, 320d e M340d) che hanno fatto la storia del costruttore. Per ora, non sono state fornite spiegazioni precise sui motivi della scelta, ma non è difficile comprendere perché a Monaco vogliano sempre più sostituire il diesel con altre soluzioni come l'ibrido plug-in.
Le nuove normative sugli standard Euro 7 rendono lo sviluppo di motori a gasolio sempre più difficile da sostenere dal punto di vista economico: in sostanza non vale la pena spendere ingenti risorse per progettare e produrre propulsori per un mercato ormai di nicchia.
Basta solo qualche numero per comprendere quanto siano difficili da giustificare sforzi miliardari su una tecnologia in rapido declino. Secondo l'Acea, nei primi otto mesi dell'anno le vetture a gasolio hanno rappresentato appena il 7,3% delle immatricolazioni in Unione europea, a fronte del 9,4% del pari periodo dell'anno scorso e soprattutto dei massimi storici. Prima del Dieselgate, il diesel viaggiava intorno al 55% del mercato e nella sola Italia sfiorava il 60%.
Insomma, meglio dirottare gli investimenti su altri ambiti, a partire dalle attività industriali in Germania. Difatti, la stessa BMW ha messo in chiaro i contorni del progetto per la produzione della nuova Serie 3.
Il costruttore sta investendo due miliardi di euro per garantire che i suoi impianti siano pronti alla prossima generazione della berlina e alla sua piattaforma di riferimento, la Neue Klasse, e siano così in grado di assicurarne un successo commerciale che ormai va avanti proprio dal 1975: da allora sono stati sfornati circa 18 milioni di esemplari, di cui 15 solo in Germania.
A tal fine, è stato stanziato circa un miliardo di euro sugli stabilimenti di Monaco e Dingolfing (il primo è dedicato alla variante elettrica i3, il secondo alle versioni termiche e ibride plug-in), mentre un altro miliardo è stato riversato sul nuovo impianto di batterie di Irlbach-Straßkirchen, nella Bassa Baviera.
Gli investimenti evidenziano l'importanza della Germania come polo produttivo della BMW e "l'impegno inequivocabile" del gruppo nei confronti del Paese e della Baviera. Del resto, il costruttore produce ancora oltre 1 milione di veicoli nei suoi impianti tedeschi, ossia un quarto del totale nazionale e più delle vendite complessive del gruppo in Europa. Inoltre, il 55% dei dipendenti globali lavora in Germania, mentre sono migliaia le aziende dell'indotto: solo Monaco e Dingolfing contano su circa 760 fornitori di componenti e materiali. Il 70% degli stabilimenti produttivi del gruppo si trova in Europa, di cui oltre il 30% in Germania.
In ogni caso, la nuova Serie 3 sarà prodotta anche a Shenyang, in Cina, e a San Luis Potosí, in Messico. Dunque, non è da escludere l'ipotesi di versioni diesel per altri mercati al di fuori dell'Europa. Nel Vecchio Continente, invece, il futuro è segnato.