Dazi, 2035 e Green Deal: l’addio di Zipse a BMW è un atto d’accusa contro Bruxelles


Data inizio: 13-05-2026 - Data Fine: 13-07-2026


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Nel giorno in cui lascia il ruolo di amministratore delegato di BMW, Oliver Zipse non sceglie toni concilianti. Dal palco dell'assemblea degli azionisti, il numero uno uscente del gruppo di Monaco attacca l'Unione europea - con toni ancora più duri del solito: “I dazi sulle elettriche cinesi sono un boomerang”. Nel mirino finiscono anche Green Deal, bando delle endotermiche al 2035 e Made in Europe dell'Industrial Accelerator Act, scelte definite “controproducenti” per industria, consumatori e ambiente.

Dazi, un boomerang per i consumatori

Nel suo intervento, Zipse parte da una panoramica delle attività nei mercati chiave come la Cina, dove la strategia è riassunta nello slogan “In China. For China. With China”. “Tutto ciò include anche le esportazioni dalla Cina - ed è qui che i dazi punitivi imposti dalla Commissione europea sulle elettriche ci danneggiano: sono tra i più elevati che dobbiamo sostenere”, afferma.

Da qui l'attacco: “Questo non può essere nell'interesse dell'UE. I dazi sono un boomerang. Chi li paga? Il cliente”.

Lo stesso discorso vale per le tariffe tra UE e Stati Uniti: “L'aliquota per le importazioni nell'UE dovrebbe scendere allo 0%. L'accento è sul ‘dovrebbe', perché non è ancora stata implementata”.

Secondo Zipse, i dazi “non proteggono, ma causano danni a tutte le parti coinvolte”. Una rete globale di produzione e fornitura resta un punto di forza, mentre i settori protetti da barriere tariffarie rischiano di indebolirsi. “Le esportazioni e il libero scambio sono alla base di innovazione e occupazione”, sottolinea.

Made in Europe, buone idee ma attuazione debole

Il secondo affondo riguarda l'Industrial Accelerator Act: “La Commissione europea ha buone intenzioni, ma l'attuazione spesso lascia a desiderare. Lo dimostra l'iniziativa ‘Made in Europe'”.

Per Zipse, ogni politica industriale dovrebbe riconoscere che le esportazioni generano valore - soprattutto in Germania - e garantire la continuità delle relazioni globali. “La mobilità elettrica non è possibile senza catene del valore internazionali”.

Il 2035? Non giova neanche all'ambiente

Il terzo attacco prende di mira i regolamenti sulle emissioni e la revisione del bando alle endotermiche al 2035. Ancora una volta: “buona idea, cattiva esecuzione”.

“La proposta non favorisce l'apertura tecnologica e ignora la realtà del mercato. Per oltre il 90% dei veicoli nell'UE resterà di fatto un divieto. Inoltre sono previste rigide quote di elettrificazione per le flotte aziendali”.

Per il manager, queste misure “non giovano ai consumatori, né all'industria, né all'ambiente”. Il rischio è una dipendenza strategica se parti chiave della filiera verranno localizzate fuori dall'Europa.

La risposta BMW: neutralità tecnologica

Zipse rivendica il modello seguito dal gruppo: un approccio tecnologicamente neutrale che consente di aumentare il peso di elettriche e plug-in hybrid, mantenendo anche le motorizzazioni tradizionali e riducendo le emissioni.

“Abbiamo superato ancora una volta gli obiettivi UE sulle emissioni di CO2. Nel 2025 con un margine di 2,9 grammi, scendendo sotto i 90 g/km in Europa”. Un risultato ottenuto “senza pooling o medie pluriennali”.

Germania, competitività in calo

Infine, l'altro affondo: la perdita di competitività della Germania. “Rappresenta ancora un polo industriale centrale, ma sta perdendo terreno”.

Oltre ai costi energetici e del lavoro più elevati, Zipse accusa Bruxelles: “Non premia innovazione ed esportazioni, ma spinge verso la riduzione delle dimensioni aziendali, sostituendo il mercato con divieti e protezionismo”.




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