Benedetto Vigna torna a parlare di una delle novità più attese di Ferrari: la prima elettrica di Maranello. "La Ferrari Luce è molto più di un nuovo modello ed è molto più che elettrica", ha affermato l'amministratore delegato. "È la perfetta concretizzazione dello scopo che ci motiva ogni giorno in Ferrari: ridefinire con audacia i limiti del possibile, fondendo tradizione e innovazione in modo unico. È la convergenza di tantissime tecnologie straordinarie e della passione di tantissime persone".
"Per Ferrari Luce abbiamo registrato oltre 60 brevetti in svariati ambiti, dai motori elettrici agli inverter, dalla dinamica del veicolo all'integrazione delle batterie nel telaio, dal volante ai display e a un'interfaccia utente più semplice, dai finestrini ai tergicristalli. Non c'è una singola dimensione dell'auto che non sia stata ripensata dal team in modo innovativo. Ancora qualche settimana di pazienza e poi sarà visibile a tutto il mondo", ha aggiunto Vigna, sottolineando che "anche la tecnologia più innovativa è priva di significato senza uno scopo. Il nostro è quello di creare emozioni. È da qui che siamo partiti quando abbiamo immaginato per la prima volta Ferrari Luce e crediamo di esserci riusciti. C'è grande attesa e curiosità da parte dei clienti, sia storici sia potenziali. E non vediamo l'ora di iniziare questo nuovo capitolo alla fine del mese".
La Luce sarà infatti presentata a Roma il 25 maggio prossimo.
Vigna ha parlato durante la conference call sui risultati di un primo trimestre non del tutto brillante, con diversi segnali di rallentamento della crescita, in particolare sul fronte della marginalità operativa, ma comunque indicativo della capacità di Ferrari di arginare le ripercussioni di problemi ormai comuni a tutti i costruttori. Le consegne, per esempio, sono scese del 4,4% a 3.436 unità a causa del "previsto cambio di modelli".
La crescita delle famiglie 12Cilindri, Purosangue e SF90 XX e della F80 è stata accompagnata dal calo di 296 e Roma Spider, ormai prossime alla fine del loro ciclo di vita, mentre per 296 Speciale, Amalfi e 849 Testarossa le spedizioni ai clienti sono iniziate solo da poche settimane.
Grazie alla flessibilità nell'allocazione geografica dei prodotti, Ferrari sottolinea di non aver risentito della crisi in Medio Oriente: le consegne sono rimaste stabili e le attività commerciali sono proseguite senza interruzioni. La contrazione delle spedizioni e l'impatto di un contesto valutario sfavorevole - particolarmente penalizzante per i costruttori più esposti al dollaro Usa e allo yen giapponese - sono stati compensati dal continuo arricchimento del mix di prodotto e dal rafforzamento delle personalizzazioni.
Maranello è così riuscita a registrare una crescita dei ricavi del 3% a 1,848 miliardi di euro (+6% a cambi costanti), di cui 1,5 miliardi dalla vendita di automobili e parti di ricambio (+1%; +4% al netto dei cambi) e 218 milioni da sponsorizzazioni e altre attività (+14%).
Sulle principali voci reddituali hanno inciso diversi fattori. L'EBITDA, pari a 722 milioni, è cresciuto del 4%, per un margine del 39,1% (38,7% un anno fa), mentre l'utile operativo si è attestato a 548 milioni, con un aumento dell'1% (+8% a cambi costanti) e un'incidenza sul fatturato in lieve calo dal 30,3% al 29,7%.
Le maggiori personalizzazioni e i mix geografico e di prodotto positivi - grazie alle Americhe, alla F80, alle Serie Speciali e alle attività racing - sono stati controbilanciati dall'aumento degli ammortamenti per l'avvio della produzione di nuovi modelli, dalle minori consegne, dal calo delle vendite della 499P Modificata, nonché da un aumento delle spese di marketing e dei dazi sulle importazioni negli Usa.
L'utile netto è rimasto stabile a 413 milioni di euro, mentre risultano solide sia la generazione di cassa delle attività industriali, con flussi in crescita da 620 a 653 milioni, sia la posizione finanziaria netta, passata da un debito di 32 milioni al 31 dicembre a una liquidità di 388 milioni.
Nonostante un contesto operativo non del tutto favorevole, Ferrari ha confermato le previsioni per l'intero anno. La Casa emiliana punta su un ulteriore arricchimento del mix di prodotto e geografico per chiudere il 2026 in crescita rispetto all'anno scorso. Le stime indicano ricavi a 7,5 miliardi di euro, EBITDA a 2,93 miliardi, utile operativo a 2,22 miliardi, utile per azione a 9,45 euro e flussi di cassa per almeno 1,5 miliardi.
Linee guida che, precisano da Maranello, si basano sulla visibilità attuale sugli effetti della crisi in Medio Oriente, che Ferrari sta gestendo attivamente.
"Il mix di prodotto ulteriormente arricchito e la domanda costante di personalizzazioni hanno contribuito ai solidi risultati del primo trimestre", aggiunge Vigna. "Con tali performance e con un portafoglio ordini che si estende ulteriormente verso la fine del 2027, confermiamo la nostra guidance per il 2026".
L'amministratore delegato richiama infine i tre pilastri del modello Ferrari in una fase di forte volatilità: "Innanzitutto una chiara focalizzazione e una forte disciplina. In secondo luogo un approccio agile e flessibile. E in terzo luogo un team unito e coeso, con i piedi ben piantati per terra".
"In tempi incerti le priorità possono cambiare rapidamente, con il rischio di perdere di vista ciò che conta davvero nel lungo termine. In Ferrari continuiamo ad agire secondo i nostri piani: che si tratti di lanciare un nuovo modello, aprire un nuovo negozio o gareggiare in pista, restiamo concentrati su ciò che rende il marchio più forte nel lungo periodo".