Opel Astra 2026 si aggiorna senza cambiare pelle: Vizor più affilato e fari Intelli-Lux HD da oltre 50.000 LED, che di notte migliorano sensibilmente il campo visivo. Dentro cambia poco, ma nei punti giusti, come la grafica di strumentazione e infotainment, ora più chiara e moderna.
Ho provato l'Astra con l'1.2 mild hybrid da 145 CV: una versione che non cerca la prestazione, ma fluidità e costi di gestione contenuti, senza dimenticare lo spazio - soprattutto nel baule, se si parla di l'Astra Sports Tourer. Prezzi? Da 33.650 euro.
Ci sono restyling che devi inquadrare con la lente di ingrandimento, e altri che capisci dopo pochi chilometri. Questa Astra Sports Tourer sta nel mezzo. Il Vizor è più pulito, più “tirato”, il logo illuminato è ormai un marchio di fabbrica.
Ma la vera differenza la noti quando cala la sera: i fari Intelli-Lux HD lavorano con una precisione quasi esagerata. Tagliano, aprono, seguono la strada. Tu guidi, loro fanno il resto. E per una volta non è una funzione da disattivare dopo cinque minuti.
L'abitacolo non cerca di stupire, e infatti non lo fa. Però dopo qualche chilometro inizi ad apprezzarlo. I sedili Intelli-Seat sembrano una trovata da brochure, poi capisci che la schiena ringrazia davvero.
Non è il classico sedile morbido che ti accoglie e poi ti presenta il conto: qui il supporto c'è, sempre. Il resto segue la stessa logica: tutto dove te lo aspetti, niente isterie da full touch, comandi chiari e razionali. I materiali riciclati ci sono, ma senza l'effetto “auto green a tutti i costi”.
E poi c'è lo spazio, perché parlando di una wagon qui si gioca una parte importante della partita. Il bagagliaio è ampio, regolare, facile da sfruttare: 597 litri in configurazione standard, oltre 1.600 litri abbattendo i sedili. Numeri che sulla carta contano, ma nella pratica ancora di più.
Carichi senza pensarci troppo, e soprattutto senza incastri da Tetris: passeggini, valigie, spesa, weekend fuori porta. E quando abbatti, resta una superficie piatta, sfruttabile davvero.
La 1.2 mild hybrid da 145 CV è una di quelle motorizzazioni che non fanno scena, ma lavora piuttosto bene: partenze morbide, riprese più piene di quanto ti aspetti, anche grazie alla coppia che arriva senza strappi e alla presenza del turbo.
In città è facile, quasi rilassante, complice il cambio doppia frizione a 6 marce. Fuori, tra le curve, l'Astra Sports Tourer resta composta: non è nata per il dinamismo ma se la guidi pulita ti segue senza protestare. Anche a pieno carico non si siede, e su una wagon fa la differenza.
In autostrada è stabile, ben appoggiata, con quella sensazione di auto “giusta” per macinare chilometri senza stancarti. Solo quando le si chiede tutto, con un affondo deciso sul gas, il tre cilindri alza un po' la voce.
Sempre positivi i consumi, che nel nostro giro di prova - 200 chilometri tra statale e strade di montagna - non sono mai andati oltre i 5,5 l/100 km (18,2 km/l).
L'Astra Sports Tourer la capisci mentre la usi. È pratica, equilibrata, concreta. E anche nella gamma motori resta coerente. Oltre alle ibride e all'elettrica, c'è ancora il diesel 1.5: una scelta sempre più rara, ma perfettamente in linea con la missione del moello.
Per quanto riguarda le altre motorizzazioni, cresce leggermente la capacità della batteria della versione elettrica (58 kWh), per un'autonomia di 454 km, 35 in più rispetto al modello precedente. Per la plug-in hybrid arrivano aggiornamenti all'unità termica, una nuova trasmissione doppia frizione a 7 rapporti e una batteria più grande, per un'autonomia in elettrico di quasi 100 km in città nel ciclo WLTP.
Prezzi invariati rispetto al modello in uscita, e ancora competitivi. Tre gli allestimenti: Edition, GS e Ultimate.