Meno noto al grande pubblico, ma non meno autentico, il suo rapporto con l'automobile: una passione viscerale, coltivata fin dagli anni difficili. "Io ero senza macchina e finché ho lavorato come grafico, prima che ci fosse la svolta artistica come cantante, mi spostavo con la Lambretta", raccontava a La Repubblica. "Il sogno di avere un'automobile veniva da lontano ed è anche per questo che ne ho avute così tante quando potevo permettermelo. Ho speso davvero un sacco di soldi in macchine".
La prima vera conquista fu una Austin-Healey 3000 BT7 Mark II: “Favolosa”, ricordava. Un acquisto reso possibile dai primi diritti d'autore incassati con La gatta, ma durato poco: “L'ho fusa poco dopo averla comprata”. A conquistarne definitivamente il cuore fu però un'altra scoperta: l'Alfa Romeo Giulietta Spider. “Rossa con interno nero, disegnata da Pininfarina, io ne ero innamorato come se fosse una donna”, diceva. “Era una di quelle macchine che restano sempre aperte, con la capote abbassata… non ricordo di aver mai aperto la portiera”.
Nel tempo, i suoi garage si sono popolati di tante altre icone: dalla Ferrari 275 GTS alla più recente Ferrari 612 Scaglietti, passando per una 208 GTS Turbo. Un rapporto diretto anche con Enzo Ferrari, conosciuto a Maranello dopo l'interesse mostrato per una 250 GT Berlinetta passo corto: fu proprio il Drake a suggerirgli modelli e a coinvolgerlo, in un'epoca in cui l'automobile era ancora racconto, relazione, visione.
Non mancano all'appello altre presenze significative: la Lamborghini Miura, una Lancia Flaminia GT Coupé Touring, una Triumph TR3, oltre a Porsche, BMW e numerose Mercedes-Benz - molte di queste con il motore M130 sotto il cofano, scelto per praticità durante i periodi più intensi di lavoro.
Eppure, tra tutte, l'auto che più lo rappresentava era forse la Mini Cooper. "Negli anni Sessanta non ne vedevi in Italia", ricordava. "Ce l'aveva un mio amico di Bologna, elaborata… gli ho fatto la corte finché non me l'ha venduta. Piccola, scattante, elegante". Un oggetto fuori scala rispetto al resto della sua collezione, ma perfettamente coerente con il suo spirito: anticonvenzionale, ironico, essenziale.
Ancora a 91 anni, Paoli non aveva perso quell'entusiasmo: "Le adoro", diceva. "Sono opere d'arte… quando le ho raggiunte, le ho anche scassate". Come le sue canzoni, anche le sue auto non erano mai semplici oggetti: erano esperienze, simboli, frammenti di vita vissuta fino in fondo.