Nella vita privata, Norris ha coltivato una passione autentica per le quattro ruote, costruendo un garage coerente con il suo immaginario: potenza, solidità, meccanica senza filtri. Il cuore della collezione è profondamente a stelle e strisce, fatto di muscle car come Dodge Charger SRT Hellcat (nella foto sopra nell'allestimento Redeye lanciato nel 2022), Ford Mustang Boss 429 e Chevrolet Camaro ZL1. Otto cilindri a V di grande cubatura, numeri imponenti, ma soprattutto un'estetica precisa: quella della forza, più che della raffinatezza.
Accanto a queste, una componente più pragmatica: pick-up e SUV come Chevrolet Silverado e Toyota Land Cruiser, mezzi robusti, affidabili, decisamente operativi. Strumenti, a ben vedere, molto coerenti con il personaggio che Norris ha quasi sempre portato sullo schermo.
E poi c'è l'eccezione che noi italiani preferiamo. Una Ferrari F8 Tributo (foto sotto), a rappresentare l'asincronia più evidente all'interno della collezione: oltre 700 CV, aerodinamica sofisticata, prestazioni da supercar senza discussioni. Probabilmente l'auto più esclusiva del suo garage, che racconta un'apertura verso un'idea di performance più tecnica e globale, quasi uno status symbol universale a sigillo di un'onoratissima carriera.
Questo universo, così definito nella realtà, non trova un equivalente diretto nella sua produzione cinematografica. Nei film che lo hanno reso celebre tra anni Ottanta e Novanta, l'auto non diventa mai un'estensione iconica del personaggio. Le tre eccezioni più emblematiche aiutano però a delineare il quadro.
In Una magnum per McQuade, il pick-up GMC è il mezzo più memorabile: ruvido, indistruttibile, perfettamente allineato al protagonista. In Delta Force, la motocicletta militare assume un valore simbolico, più operativo che spettacolare. Infine, in Walker, Texas Ranger, il Dodge Ram consolida un'immagine di solidità americana, senza però trasformarsi in oggetto di culto.
Nei suoi lavori, il veicolo resta sempre funzionale: coerente, ma mai mitizzato. Una scelta che oggi appare controcorrente, in un panorama in cui l'auto è spesso co-protagonista. C'è però un'ulteriore eccezione: in Good Guys Wear Black (1979), Norris guida due Porsche 911, una bianca in pista e una nera su strada.
E poi c'è un dettaglio forse poco noto. Nel 2017, Norris è stato testimonial di una campagna pubblicitaria per Fiat Professional: una collaborazione inattesa, costruita sull'ironia del personaggio e sulla sua aura “invincibile”, applicata però a veicoli da lavoro. Non muscle car, non supercar: furgoni.
Il paradosso si chiude qui. Chuck Norris non ha mai avuto bisogno delle auto per costruire il proprio mito sullo schermo. Ma nel suo garage, quel mito ha preso forma in modo estremamente concreto, tra V8 americani e una sola, significativa, scintillante eccezione italiana.