Il Gran Premio di Cina consegna alla Formula 1 una fotografia da incorniciare per noi italiani: Andrea Kimi Antonelli vince per la prima volta in carriera, gestendo la corsa con una maturità da pilota già formato e non da talento in costruzione. La Mercedes conferma di avere la macchina migliore di questo avvio di stagione, con Russell secondo dopo una gara complicata. La Ferrari si prende il primo podio dell'anno con Hamilton, bravo a prevalere nel duello interno con Leclerc, ma paga ancora qualcosa sul passo e nella gestione complessiva rispetto alla W17. Dietro, tra ritiri e problemi tecnici, il quadro si fa ancora più severo per chi sperava di stare agganciato ai primi.
Ci sono fine settimana in cui un pilota lascia intuire di essere pronto e Andrea Kimi Antonelli a Shanghai ha fatto esattamente questo. Dopo essere diventato il più giovane poleman nella storia della Formula 1, oggi ha fatto suonare l'inno italiano vent'anni dopo Giancarlo Fisichella.
Paradossalmente, la corsa di Antonelli non è cominciata nel migliore dei modi. Le due Ferrari sono scattate meglio e per un attimo il rischio era quello di dover impostare il pomeriggio in rincorsa. Invece il giovane italiano ha reagito senza esitazioni, si è ripreso il comando nei primi giri e da quel momento ha smesso di lasciare spazio a dubbi. È questo, forse, il dato più interessante della sua domenica: non tanto il fatto di essere andato via, quanto il modo in cui ha rimesso ordine appena la gara gli aveva creato un fastidio iniziale.
Nemmeno la Safety Car, che di fatto ha azzerato il vantaggio costruito nella prima parte di corsa, è riuscita a cambiare davvero il quadro. Alla ripartenza Antonelli non ha forzato per fare il vuoto, anche perché la gomma non era ancora nella finestra ideale e il rischio di graining era tutt'altro che teorico. Ha lasciato avvicinare Hamilton, ha gestito quel momento con una freddezza rara per uno alla prima vera occasione e poi, sulla distanza, ha ripreso ad allungare con naturalezza. È stata una gestione da pilota maturo, in barba a chi lo riteneva ancora troppo acerbo per il circus.
Se c'era un uomo che poteva mettere in discussione il successo di Antonelli, quello era George Russell, ma oggi gli è mancato qualcosa. Prima della Safety Car l'inglese era secondo, quindi pienamente dentro il discorso per la vittoria, ma la sequenza dei pit stop lo ha intrappolato nel traffico e alla ripartenza si è ritrovato con due vetture in mezzo tra sé e il compagno di squadra. In una Formula 1 così sensibile alla gestione delle gomme e della temperatura, perdere tempo in quel modo significa quasi sempre perdere anche la gara.
Russell, oltretutto, ha dovuto convivere con una fase iniziale piuttosto scomoda nel suo stint con la hard. Le difficoltà a mandare in temperatura la gomma lo hanno esposto agli attacchi degli avversari e gli hanno fatto sprecare giri preziosi prima di liberarsi delle Ferrari. Quando ci è riuscito, Antonelli aveva già costruito un margine superiore ai sette secondi. Da lì in avanti il discorso si è praticamente chiuso, anche perché nel finale Russell ha dovuto fare i conti con un degrado più marcato del posteriore, figlio anche dei duelli affrontati per risalire.
La Ferrari esce dalla Cina con il primo podio stagionale e con un Hamilton che, gara dopo gara, sembra sempre più a suo agio dentro la SF-26. È stato lui a spuntarla nel confronto diretto con Leclerc, prendendosi il terzo posto e trasformando in risultato concreto quel buon livello di fiducia già intravisto in Australia. Era andato vicino al podio una settimana fa, stavolta l'ha portato a casa davvero.
Detto questo, la Ferrari continua a muoversi dentro una contraddizione abbastanza chiara. Le due Rosse hanno avuto un passo simile, si sono anche ritrovate più volte a giocarsela tra loro – dando vita a momenti spettacolari di sorpassi e controsorpassi - e per diversi giri sono riuscite a tenere Russell alle spalle. Ma sulla distanza la superiorità della Mercedes è tornata fuori in modo netto, soprattutto nella gestione degli pneumatici. Il distacco finale dal vincitore, 25 secondi, è un numero che racconta molto meglio di qualsiasi dichiarazione dove si trovi oggi la Ferrari rispetto al riferimento del campionato.
Alle spalle dei primi quattro, il nome che spicca ancora è quello di Oliver Bearman. Quinto con la Haas, l'inglese continua a fare una cosa semplice da scrivere e molto meno da realizzare: fare risultati. La Haas, in questo momento, è una macchina da Top 10 e Bearman le sta dando un peso sportivo notevole, sia in qualifica sia in gara.
Sesto Pierre Gasly, che porta a casa un altro risultato importante per un'Alpine in crescita. Anche qui il dato non va letto solo in funzione della posizione finale, favorita in parte dai ritiri altrui. Va letto soprattutto per il confronto con il resto del gruppo e per la continuità con cui il francese riesce a tenere viva una squadra che, almeno a inizio anno, non partiva con i riflettori puntati addosso.
Carlos Sainz ha portato a casa i suoi primi punti stagionali con una Williams che continua a pagare dazio in termini di peso e quindi di prestazione pura. Il risultato va letto con onestà: è stato aiutato dai ritiri, certo, ma in questa fase tutto quello che muove la classifica conta. Lo stesso vale per Franco Colapinto, anche lui in top ten al termine di una gara che ha premiato chi ha saputo semplicemente restare presente mentre altri cadevano via.
Se davanti il quadro comincia a chiarirsi, più indietro la domenica cinese ha avuto tratti quasi grotteschi. Max Verstappen si è ritirato a una decina di giri dalla fine per un problema tecnico, ulteriore colpo a una Red Bull che continua a faticare con un progetto fin troppo acerbo rispetto alle aspettative.
Ancora più clamoroso il caso McLaren. Entrambe le vetture non sono nemmeno riuscite a prendere il via per un problema tecnico emerso prima della partenza. Un colpo pesantissimo, sportivo e d'immagine, per una squadra che sperava di stare molto più vicino alla Mercedes.
La lista dei ritiri è abbastanza lunga da cambiare il tono dell'intera corsa. Oltre alle due McLaren e a Verstappen, si sono fermati anche Gabriel Bortoleto con l'Audi, Alex Albon con la Williams e le due Aston Martin, con Stroll tradito da un problema alla batteria e Alonso rientrato per vibrazioni eccessive.
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