Honda, Caporetto elettrica tra Trump e la Cina: “Abbiamo perso competitività”


Data inizio: 12-03-2026 - Data Fine: 12-05-2026


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Honda si aggiunge al sempre più lungo elenco di costruttori che stanno imprimendo brusche e pesanti frenate alle strategie di elettrificazione. La Casa giapponese ha infatti annunciato l'addio a tre modelli elettrici, una maggiore focalizzazione sulle tecnologie ibride e la contabilizzazione a bilancio di perdite stimate fino a 2.500 miliardi di yen, pari a circa 14 miliardi di euro al cambio attuale. I motivi? Trump e la concorrenza della Cina.

Saltano 0 Series e Acura RSX

Honda, che l'anno scorso ha ridotto gli investimenti sull'elettrico fino al 2030 da 10 a 7 trilioni di yen a causa dei dazi e del rallentamento del mercato, ha dunque cancellato i programmi di sviluppo e lancio di tre modelli a batteria da produrre negli USA: la SUV e la berlina della 0 Series e l'Acura RSX. Il costruttore aveva scommesso sulle elettriche per raggiungere la neutralità carbonica, puntando anche sulle politiche dell'amministrazione Biden. Tuttavia, con l'arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, il quadro è cambiato radicalmente.

I vertici sono stati quindi costretti ad accantonare i progressi nella mobilità alla spina per non esercitare ulteriore pressione sulla divisione auto, la cui redditività è in sofferenza per l'impatto dei dazi statunitensi e per il calo della competitività in Asia, legato all'allocazione di maggiori risorse sugli elettrici.

Il quadro è aggravato dai “cambiamenti significativi” dell'ambiente automobilistico, dalle prospettive incerte e dal calo delle vendite di elettriche in Nord America, dovuto anche all'allentamento delle normative sui combustibili fossili e alla revisione degli incentivi. Trump ha avuto dunque un ruolo dirimente nella revisione delle strategie, ma c'è anche un altro fattore chiave: la Cina.

L'ammissione: "Non siamo stati competitivi"

"In un contesto competitivo così difficile, Honda non è stata in grado di offrire prodotti con un rapporto qualità-prezzo migliore di quello dei nuovi produttori di veicoli elettrici, con conseguente calo della competitività", ha aggiunto l'azienda, sottolineando che la divisione auto "si è trovata in una situazione estremamente difficile a causa di vari fattori, tra cui l'incapacità di rispondere in modo flessibile a questi cambiamenti nel contesto operativo, aggravata dal calo della redditività dei modelli a benzina e ibridi" dovuto all'impatto dei dazi. In altre parole, la scommessa sull'elettrico si sta rilevando infruttuosa e pertanto Honda ha deciso di fare dietrofront.

Il prezzo da pagare per l'elettrico

La retromarcia sull'elettrico avrà un costo rilevante, tra svalutazioni, cancellazione dei progetti e rettifiche sugli investimenti. Sono previsti oneri operativi fino a 1.120 miliardi di yen e ulteriori spese che porteranno l'impatto complessivo a 2.500 miliardi. Tuttavia, la Honda ha avvertito che "tale importo è stimato sulla base delle informazioni attualmente disponibili e, poiché tale stima include rischi e incertezze, l'importo effettivo da registrare potrebbe differire da tale stima". Insomma, non sono da escludere a priori ulteriori sorprese.

 

Honda prevede di chiudere l'esercizio al 31 marzo con una perdita netta fino a 690 miliardi di yen (circa 3,76 miliardi di euro), contro una precedente stima di utile. Il risultato operativo, inoltre, non dovrebbe più essere positivo per 550 miliardi, ma negativo per un importo tra 270 e 570 miliardi di yen.

Come da prassi nella cultura imprenditoriale giapponese, parte del management si è assunto la responsabilità delle perdite: presidente e vicepresidente rinunceranno al 30% dello stipendio per tre mesi e al 100% dei bonus, mentre la prima linea manageriale della divisione auto taglierà il salario del 20%.

 




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