A due anni dal debutto, il Cybertruck resta un oggetto non identificato. L'acciaio inox a vista, gli spigoli netti e dimensioni fuori scala - 5,68 metri di lunghezza e quasi 2,2 di larghezza - lo rendono un alieno in mezzo al traffico milanese. Le corsie si stringono, i parcheggi diventano quasi una negoziazione e gli smartphone attorno si alzano come in un concerto.
Appena ci si muove, arriva la sorpresa. Il sistema steer-by-wire elimina il collegamento meccanico tra volante e ruote, permettendo di raggiungere il fondo corsa con mezzo giro di volante. Le ruote posteriori, capaci di sterzare fino a 11 gradi, rendono possibili inversioni e manovre che sembrerebbero proibitive per un mezzo con questa stazza. La sensazione è quella di guidare qualcosa di enorme che però reagisce con agilità inaspettata.
In marcia, il Cybertruck si muove silenzioso e filtra bene le piccole asperità grazie all'assetto pneumatico adattivo. Ma la vera esperienza non è solo di guida: è sociale. Ogni semaforo si trasforma in una piccola première, ogni attraversamento attira curiosi, ogni sosta crea un micro-evento. Più che un'auto, sembra di gestire una performance itinerante.
Basta premere l'acceleratore per ricordarsi che, nella versione AWD, il Cybertruck dispone di oltre 600 CV, con uno 0–100 km/h in circa 4 secondi. La Cyberbeast, con più di 840 CV, è persino più estrema. In città questi numeri contano poco, ma bastano pochi metri per sentire la spinta immediata e continua, capace di mettere in imbarazzo molte sportive.
Tra telecamere a 360°, sensori e assistenza alla guida completa, l'elettronica supporta ogni manovra. Tuttavia, le dimensioni restano il limite più evidente. Alcuni accessi ai parcheggi risultano semplicemente irraggiungibili e anche fermarsi momentaneamente richiede attenzione e una certa audacia. Milano non è fatta per lui, e lui non è stato pensato per Milano.
Guidare un Cybertruck in città è un esercizio di adattamento reciproco. La metropoli cerca di accomodarlo stringendosi, mentre lui si ingegna grazie alle quattro ruote sterzanti e allo steer-by-wire per superare spazi che sembrerebbero incompatibili. Non è un veicolo concepito per il tessuto urbano europeo, ma dimostra come la tecnologia possa piegare, almeno in parte, le leggi della massa e degli ingombri.
Durante il nostro giro tra stop, ripartenze, manovre strette e qualche inevitabile accelerazione dimostrativa, il consumo del Cybertruck si è stabilizzato attorno ai 35 kWh/100 km. Un dato elevato ma comprensibile considerando peso, sezione frontale e prestazioni. Più che un mezzo urbano, il Cybertruck è un esperimento su ruote, e proprio questa sua natura spigolosa contribuisce al divertimento.
Detto questo, a Milano non sarà facile rivedere il Cybertruck: il pick-up non è venduto ufficialmente in Europa e con le attuali caratteristiche non può essere omologato. In Svizzera si registrano i movimenti di alcuni esemplari in via di itest, ma per ora la situazione è questa.