Sul Cyber Tire si gioca una partita chiave per la Bicocca: ecco perché


Data inizio: 15-01-2026 - Data Fine: 15-03-2026


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Di recente la Pirelli ha comunicato risultati "da record" per l'innovazione tecnologica nei test di prodotto e, soprattutto, nella tecnologia del Cyber Tyre, il primo sistema al mondo capace di raccogliere dati da sensori nei pneumatici ed elaborarli tramite algoritmi proprietari. In particolare, negli Usa è stata "riconosciuta come la tecnologia più innovativa nel settore dei pneumatici agli Autotech Breakthrough Awards".

Proprio questi ultimi premi ci consentono di tornare a parlare dell'importanza del Cyber Tyre per il futuro della multinazionale della Bicocca sul fronte non solo commerciale, ma, ancor di più, dal punto di vista finanziario e industriale. Non a caso il Financial Times, la testata di riferimento per il mondo della finanza internazionale insieme al Wall Street Journal, ha dedicato un raro articolo di commento alla questione Pirelli (generalmente, il quotidiano riserva interventi analoghi solo a dossier caldissimi e di particolare rilevanza).

Lo stallo "cinese"

Il quotidiano londinese pone l'accento sulla necessità, ormai impellente, per i vertici aziendali e gli azionisti di risolvere quello che viene definito un "cul-de-sac". Ancor di più alla luce di quanto avverrà prossimamente proprio negli Stati Uniti. A marzo, infatti, scatta ufficialmente il divieto all'utilizzo di hardware e software cinesi che interagiscono con le auto, il che potrebbe determinare un ostacolo insormontabile per la Pirelli se non sarà risolto l'impasse con l'attuale socio di maggioranza, Sinochem, un colosso del settore petrolchimico con legami diretti con il governo di Pechino. Da tempo è in corso una diatriba tra i vertici aziendali e i rappresentanti dell'azienda cinese nel consiglio di amministrazione (sopra una foto del locale, all'interno della sede della Bicocca, dove si riunisce l'organo). I contrasti sono culminati con lo scontro scatenato dalla dichiarazione di decadenza del controllo in capo a Sinochem.

L'intera questione ha le sue radici prima nella decisione del governo di esercitare il cosiddetto "Golden Power" nel 2023. Gli effetti a livello di governance si sono riflessi nella perdita del controllo ai sensi dei principi contabili internazionali, la cui applicazione è stata raccomandata anche dalla Consob, l'organo di vigilanza della Borsa. La perdita è stata quindi recepita dal management nella relazione finanziaria per il 2024 ed è stata approvata dal consiglio di amministrazione a maggioranza, vale a dire con il voto contrario dei cinesi.

Attualmente Sinochem controlla China National Tire and Rubber Corp. e quindi Marco Polo International Italy, il veicolo intestatario del 34% circa dell'azienda della Bicocca dopo la recente conversione di un bond convertibile da circa 500 milioni di euro, che ha diluito a poco più del 25% anche la partecipazione del secondo socio, la Camfin, di cui, però, è nota la volontà di salire al 29,9%.

L'informativa sulla decadenza del controllo è quindi diventata l'oggetto di una contesa che ha portato i rappresentanti del colosso del Dragone a non approvare la relazione finanziaria, ad accusare il management della Pirelli e a promettere battaglia nei successivi consigli di amministrazione (i cinesi hanno sempre votato contro il via libera alle ultime relazioni trimestrali) e anche in assemblea, dove, però, il bilancio è stato comunque approvato nonostante il voto sempre sfavorevole dei rappresentanti di Sinochem. Anche questo è un ulteriore elemento di conferma della decadenza del loro controllo.

Soluzione "romana"?

Le parti hanno anche cercato di risolvere la questione con specifiche trattative, ma finora le interlocuzioni non hanno portato ad alcun esito. In altre parole, lo stallo continua e intanto il mese di marzo si avvicina. La vera soluzione sarebbe l'uscita di Sinochem dall'azionariato. Tuttavia, i cinesi non paiono avere alcuna voglia di recedere dai loro propositi di mantenere la partecipazione. E a nulla sono valsi i tentativi del vicepresidente esecutivo, Marco Tronchetti Provera (foto sopra), di convincerli a vendere le azioni. Inoltre, non sembra ci siano dietro l'angolo acquirenti interessati a un "boccone" di tale portata. Non deve stupire. Lo stallo ha anche l'effetto di frenare eventuali appetiti esterni.

Una soluzione, come suggerisce il Financial Times, guarda a Roma e in particolare a Palazzo Chigi. Le misure del Golden Power non si sono rivelate sufficienti. L'esecutivo potrebbe anche sospendere i diritti di voto di Sinochem per lanciare un segnale a Washington, ma non è detto che possa essere la panacea di tutti i mali. E lo stesso vale per un recente esempio di interventismo statale: negli scorsi mesi, ricorda il Financial Times, il governo olandese ha "rispolverato un vecchio atto legislativo per assumere il controllo del produttore di chip Nexperia" ed escludere l'azionista cinese, scatenando una nuova crisi nel settore dei semiconduttori con effetti anche in campo automobilistico. Le parti hanno alla fine trovato un accordo per cercare di ripianare i contrasti, ma la tensione è ancora alle stelle.

Detto questo, il Financial Times lancia la sua provocazione. Alla luce delle difficoltà nell'individuare possibili acquirenti per la quota cinese e dei problemi nel piazzare sul mercato così tante azioni (quando ciò avviene l'effetto diretto è spesso quello di un crollo dei titoli, con conseguenti minusvalenze per tutti gli altri investitori), Pirelli potrebbe comunque rivolgersi a quelli che la testata chiama i "tradizionali acquirenti di ultima istanza: i governi". L'azienda potrebbe, per esempio, guardare ai "ricchi" Stati mediorientali, che grazie al petrolio "hanno liquidità da spendere e sono ancora benvenuti negli Stati Uniti". Del resto, la Pirelli ha già una joint venture con PIF, il fondo sovrano saudita, per costruire un impianto di pneumatici in Arabia Saudita.

E se fallisse anche questa opzione? Per il Financial Times, "potrebbe persino spettare al paese d'origine di Pirelli contribuire a elaborare una soluzione a questa pressante sfida cinese". Come non si sa, ma il mese di marzo si avvicina e alla Bicocca hanno la pressante necessità di risolvere lo stallo cinese. In gioco ci sono diversi miliardi di euro. La Pirelli prevede di chiudere il 2025 con un fatturato tra 6,7 e 6,8 miliardi di euro e di questo importo ben il 20% proviene proprio dagli Usa.




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