Passo decisivo verso la trasparenza sui richiami di sicurezza delle auto: nasce l'elenco telematico che rivelerà quali veicoli non hanno ancora ricevuto gli interventi prescritti dalle Case, nonostante i rischi per la salute e la sicurezza. Un caso su tutti? Quello degli airbag Takata difettosi, al centro di un maxi richiamo globale che ha coinvolto - e coinvolge tuttora - milioni di veicoli.
Un database consultabile da tutti, pensato per ridurre le “mine vaganti” sulle nostre strade.
Grazie a un decreto del direttore generale della Motorizzazione civile, Gaetano Servedio - che attua il nuovo articolo 80 bis del Codice della strada, introdotto con la riforma del 2024 - nasce finalmente l'archivio dei veicoli non sottoposti a richiamo.
Il costruttore che, dopo 24 mesi dall'avvio della campagna di richiamo, riscontri che un veicolo non sia stato ancora adeguato, ha l'obbligo di inserire i dati nell'elenco telematico istituito dalla Motorizzazione e di provvedere al suo aggiornamento.
Il primo passo verso la realizzazione di questo database è stato compiuto nei giorni scorsi con la pubblicazione della norma che istituisce, presso il Centro elaborazione dati della Motorizzazione civile a Roma, il cosiddetto “elenco telematico”.
Questa lista riguarda i veicoli di categoria M (autovetture), N (autocarri) e O (rimorchi) inseriti in una campagna di richiamo sui quali, dopo due anni, non si sia ancora intervenuti. Una sorta di “black list” di potenziali mine vaganti, finora note solo alle Case auto.
Nell'elenco saranno consultabili da tutti i cittadini:
Le Case dovranno inserire e aggiornare costantemente i dati, cancellando i file subito dopo l'intervento. Chi omette l'aggiornamento rischia una sanzione da 10.000 a 60.000 euro per ciascuna misura non adottata.
L'elenco sarà consultabile attraverso il Portale dell'automobilista su cui sarà attivata una funzione di ricerca avanzata. Questa funzione sarà particolarmente utile prima dell'acquisto di un'auto usata, per verificare che il mezzo non si trovi nella "black list", o in caso di incidenti stradali.
Ma quando potremo finalmente consultare questi dati? Ci vorrà ancora un po' di tempo. Per ora si sa che il decreto, come si legge nello stesso provvedimento, “acquista efficacia entro 60 (sessanta) giorni dalla pubblicazione”, dunque entro il 17 febbraio 2026.
La data, tuttavia, non è perentoria né può esserlo in considerazione del fatto che la realizzazione e il collaudo di una nuova piattaforma informatica, soprattutto da parte di una pubblica amministrazione soggetta a procedure particolarmente rigide e vincolanti, richiedono un tempo tecnico non prevedibile a priori. Non solo. Dal momento in cui la piattaforma sarà messa a disposizione delle Case, occorrerà poi del tempo per popolarla. Insomma, è probabile che ci vorranno alcuni mesi.
Addirittura, secondo un'interpretazione “estrema” della norma da parte di alcuni addetti ai lavori, il calcolo dei 24 mesi a partire dalla data del richiamo da cui scatterebbe l'obbligo, per le Case, di popolare la nuova banca dati decorrerebbe dall'entrata in vigore della legge, avvenuta il 14 dicembre 2024. Un'interpretazione inaccettabile in considerazione del “rischio grave per la salute o la sicurezza delle persone” che deriva dalla circolazione di mezzi soggetti a richiamo di sicurezza.